{"id":22574,"date":"2026-09-25T15:24:20","date_gmt":"2026-09-25T13:24:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.egina.eu\/nuove-regole-certificazioni-digitali\/"},"modified":"2026-09-25T15:26:08","modified_gmt":"2026-09-25T13:26:08","slug":"nuove-regole-certificazioni-digitali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.egina.eu\/de\/nuove-regole-certificazioni-digitali\/","title":{"rendered":"UNI\/PdR 193:2026, le nuove regole delle certificazioni digitali"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le informazioni contenute in questo testo sono tratte dal blog di IDCERT consultabile al seguente link: <a href=\"https:\/\/blog.idcert.io\/news\/pdr-193-valutazione-certificazioni-digitali\/\">blog.idcert.io\/news\/pdr-193-valutazione-certificazioni-digitali\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>Da oggi l&#8217;Italia ha il primo documento al mondo che stabilisce come si certificano le competenze digitali dei cittadini e degli insegnanti. Esame intero e sorvegliato, identit\u00e0 verificata con SPID, nessun corso obbligatorio per accedere alla prova. L&#8217;ha scritto in poco pi\u00f9 di un anno un tavolo UNI con il ministero, i sindacati della scuola, ACCREDIA, il sistema camerale e le associazioni italiane ed europee del settore.<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">UNI ha pubblicato oggi la Prassi di Riferimento 193:2026, che stabilisce come devono essere costruiti gli esami di certificazione delle competenze digitali secondo i due quadri europei <strong>Digital Competence Framework for Citizens<\/strong> (DigComp) e <strong>Digital Competence Framework for Educators<\/strong> (DigCompEdu). Il documento fissa la struttura delle prove, i metodi con cui si verifica l\u2019identit\u00e0 di chi le sostiene, i rapporti di sorveglianza, i contenuti obbligatori del certificato e i comportamenti che gli organismi non devono tenere. L\u2019hanno proposta IDCERT e Fondazione Italia Digitale. \u00c8 il primo documento del genere prodotto da un ente di normazione al mondo: per gli specialisti informatici regole analoghe esistono da anni, per i cittadini e per chi insegna non ne esistevano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro \u00e8 cominciato il 23 luglio 2025, quando UNI ha aperto il tavolo tecnico \u201cValutazione delle competenze digitali\u201d affidandone la conduzione a Simone Aldo Buonporto, presidente di IDCERT, nel ruolo di project leader. Attorno a quel tavolo si sono seduti il Ministero dell\u2019Istruzione e del Merito, ACCREDIA, FLC CGIL, CISL Scuola, DINTEC, ASSOTIC \u2013 Conforma \u2013 UNION, All Digital, EGInA, il Gruppo IQC-Pomiager e i due proponenti. Una consultazione pubblica aperta a febbraio 2026 e chiusa il 24 marzo ha raccolto le osservazioni del mercato, discusse una per una prima della stesura definitiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sindacati della scuola, ente unico nazionale di accreditamento, ministero e rappresentanza delle imprese hanno firmato lo stesso testo. \u00c8 una convergenza rara in qualunque materia, e rarissima in una dove circolano denaro e graduatorie. Ci \u00e8 voluto poco pi\u00f9 di un anno anche per questo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Perch\u00e9 serviva.<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>Digital Competence Framework for Citizens<\/strong>, il quadro europeo delle competenze digitali dei cittadini che tutti chiamano DigComp, \u00e8 il documento con cui la Commissione europea, attraverso il Joint Research Centre, ha descritto le ventuno competenze che servono a una persona per vivere e lavorare oggi: cercare informazioni e capire se sono attendibili, comunicare, proteggere i propri dati, riconoscere una truffa, usare i servizi pubblici online. Il <strong>Digital Competence Framework for Educators<\/strong> \u2014 il DigCompEdu \u2014 ne descrive ventidue per chi insegna. Sono documenti eccellenti e molto dettagliati sul contenuto delle competenze. Sul modo in cui si accerta che una persona le possieda, tacciono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il silenzio ha prodotto conseguenze concrete, e la prima riguarda la scuola. Dal 2024, per entrare nelle graduatorie di terza fascia del personale amministrativo e tecnico serve una certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale, e chi non la consegue decade. Lo prevede l\u2019Allegato A del contratto nazionale Istruzione e Ricerca firmato il 18 gennaio 2024, e il decreto ministeriale n. 89 del 21 maggio 2024 ne ha regolato l\u2019applicazione alle graduatorie. Migliaia di persone l\u2019hanno acquistata. La definizione che il contratto ne d\u00e0, nella Dichiarazione Congiunta n. 5, dice chi deve rilasciarla \u2014 un ente accreditato presso l\u2019ente di accreditamento nazionale, in conformit\u00e0 ai framework europei \u2014 chiede che attesti il superamento di un test finale e ne elenca sommariamente i contenuti: sistemi operativi, videoscrittura, fogli elettronici, posta elettronica. Su come quel test debba essere costruito, su quante domande contenga, su come si verifichi che a rispondere sia davvero il candidato, il contratto tace.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 solo la scuola. Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza l\u2019Italia ha aperto oltre tremila punti di facilitazione digitale, presidi in cui una figura nuova, il facilitatore digitale, accompagna i cittadini a usare i servizi pubblici online: un investimento di oltre centotrenta milioni di euro. Le linee guida del Dipartimento per la trasformazione digitale definiscono con precisione le competenze che quella figura dovrebbe possedere, e lo fanno proprio con il DigComp: il livello cinque, quello che il Dipartimento descrive come \u00ablivello minimo in cui si hanno le competenze adeguate per guidare l\u2019apprendimento di altri\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Meno di sei mesi dopo, il 9 luglio 2024, il Ministero del Lavoro ha adottato un decreto passato quasi inosservato. Il n. 115 ha inserito il DigComp, \u00abversioni 2.1 e seguenti\u00bb, nel repertorio delle qualificazioni di titolarit\u00e0 del Ministero, come riferimento per i livelli e i risultati di apprendimento delle competenze digitali. E ha stabilito che i certificati rilasciati, per singola professione, in conformit\u00e0 alla norma tecnica UNI CEI EN ISO\/IEC 17024 da un ente accreditato sono equiparati al Documento di trasparenza del sistema nazionale di certificazione delle competenze. Lo Stato ha riconosciuto in pochi mesi il quadro europeo dentro il proprio repertorio e la certificazione accreditata come strumento, senza che nessuno avesse ancora scritto come si tengono insieme le due cose. \u00c8 la lacuna che la Prassi colma.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il vuoto \u00e8 europeo, non italiano.<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vuoto, peraltro, \u00e8 europeo. Tra il settembre 2022 e il gennaio 2024 la Commissione ha valutato l\u2019ipotesi di istituire un certificato europeo delle competenze digitali, e nel novembre 2024 ha pubblicato le conclusioni dello studio: i costi di un marchio di qualit\u00e0 europeo supererebbero i benefici attesi. Nell\u2019ambito di quello stesso lavoro il Joint Research Centre ha mappato gli schemi di certificazione gi\u00e0 esistenti nell\u2019Unione, e il censimento, pubblicato il 17 marzo 2025, ne ha contati ventisette, attivi in tutti i Paesi membri e rilasciati da ministeri, fondazioni, associazioni e aziende private. Fra i ventisette non compare un solo ente di normazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quello spazio \u00e8 cresciuto un mercato molto disomogeneo. Convivono oggi organismi accreditati che costruiscono esami progressivi, sorvegliati e tracciabili; soggetti che rilasciano attestati con procedure semplificate o interamente automatizzate; e pacchetti in cui il corso e la certificazione sono lo stesso prodotto, venduto dalla stessa mano. Tutti si chiamano allo stesso modo e tutti citano il DigComp.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le conseguenze ricadono su due lati. Da una parte c\u2019\u00e8 chi paga. Una persona che deve procurarsi quel titolo per lavorare o per restare in graduatoria si trova davanti offerte identiche nel nome e diverse in tutto il resto, con prezzi che vanno da poche decine a diverse centinaia di euro, e non ha alcuno strumento per sapere se sta comprando una valutazione o una ricevuta. Se sbaglia lo scopre tardi, quando il titolo gli serve davvero, e spesso deve rifarlo e pagarlo una seconda volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 chi quei documenti deve leggerli. Un dirigente scolastico che riceve venti candidature con venti attestati diversi non ha strumenti per distinguerli. Un ufficio del personale che valuta competenze digitali reali non sa a cosa corrisponda il foglio che ha davanti. Un\u2019amministrazione che rende obbligatorio un titolo attribuisce valore a un contenitore di cui nessuno ha definito il contenuto. E in mezzo, chi ha studiato davvero risulta sulla carta identico a chi ha comprato un pomeriggio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cosa dice la Prassi.<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il principio che regge l\u2019intero documento \u00e8 anche il pi\u00f9 scomodo per una parte del mercato: chi eroga la formazione non pu\u00f2 essere chi valuta. La Prassi lo traduce in prescrizioni esplicite. Nessun percorso formativo pu\u00f2 essere imposto come condizione per accedere all\u2019esame. Il candidato non pu\u00f2 essere vincolato all\u2019acquisto di corsi, materiali o tutoraggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il resto del testo entra nel dettaglio tecnico. L\u2019identit\u00e0 di chi sostiene la prova va verificata con SPID, CIE, eIDAS o con una procedura documentata e tracciabile, escludendo il documento fotografato e spedito per posta elettronica. L\u2019esame si sostiene per intero in una sessione continua, senza poter essere frazionato in pi\u00f9 sedute n\u00e9 acquistato un livello o un\u2019area alla volta. Per il DigComp la Prassi prevede almeno ottantaquattro domande su quattro step a difficolt\u00e0 crescente e una durata di almeno centoventi minuti; per il DigCompEdu almeno centotrentadue domande su tre step e centonovanta minuti. La sorveglianza ha rapporti massimi fissati: un sorvegliante ogni cinquanta candidati negli esami da remoto, uno ogni trenta in presenza. Chi non supera uno step si ferma e ottiene il livello raggiunto fino a quel momento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sull\u2019intelligenza artificiale la Prassi prende una posizione netta, e in questo momento \u00e8 forse il punto pi\u00f9 attuale del documento. I sistemi automatici di monitoraggio possono affiancare il sorvegliante umano, mai sostituirlo: le decisioni che incidono sull\u2019esito della prova restano in capo a una persona e devono essere documentate. La Prassi chiede inoltre all\u2019organismo di verificare se il sistema adottato rientri tra quelli ad alto rischio ai sensi dell\u2019Allegato III del regolamento europeo sull\u2019intelligenza artificiale, e in tal caso di adempiere agli obblighi conseguenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitolo sulla sorveglianza \u00e8 anche il punto in cui il documento entra, con una precisione inconsueta per un testo tecnico, nel terreno della privacy di chi sostiene la prova. Il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che, in assenza di una base giuridica idonea, negli esami a distanza non si possono trattare dati biometrici e non sono ammessi sistemi che raccolgano il comportamento di chi viene esaminato \u2014 movimenti del corpo, operazioni sulla tastiera, click del mouse, attivit\u00e0 su Internet \u2014 per elaborarne indici di rischio o segnali di allerta. La Prassi si muove nella stessa direzione, e lo mette per iscritto. Il riconoscimento del candidato avviene per confronto visivo in tempo reale da parte del sorvegliante, e il documento precisa che l\u2019operazione non comporta estrazione n\u00e9 trattamento di dati biometrici. Gli strumenti che inibiscono copia e incolla devono limitarsi a bloccare la funzione senza tenere traccia di quello che il candidato digita, e non \u00e8 ammessa l\u2019installazione di software di controllo di terze parti. Chi non intende sottoporsi al monitoraggio automatico pu\u00f2 sostenere l\u2019esame in modalit\u00e0 alternativa, senza alcun effetto pregiudizievole sul processo di certificazione. E prima di adottare sistemi di intelligenza artificiale l\u2019organismo deve svolgere una valutazione d\u2019impatto sulla protezione dei dati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il certificato deve incorporare una verifica crittografica che consenta a chiunque di controllarne autenticit\u00e0 e integrit\u00e0 in modo autonomo, anche senza collegarsi ai sistemi dell\u2019organismo che lo ha emesso, e deve risultare interoperabile con i sistemi europei di riconoscimento delle credenziali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 la parte che nel tempo peser\u00e0 di pi\u00f9, perch\u00e9 riguarda cosa succede al titolo dopo che \u00e8 stato ottenuto. Un attestato in PDF vive dentro i confini di chi lo ha emesso: per sapere se \u00e8 autentico occorre scrivere a quell\u2019organismo e sperare in una risposta, e se domani quell\u2019organismo chiude, il documento resta senza garante. La Prassi impone la direzione opposta. Il certificato pu\u00f2 essere emesso come credenziale digitale verificabile secondo il modello W3C e allineato allo European Learning Model, il formato che la Commissione europea ha costruito dentro l\u2019infrastruttura Europass: in quella forma il titolo descrive in modo strutturato e leggibile da una macchina il risultato di apprendimento conseguito, la valutazione sostenuta, l\u2019organismo che lo ha rilasciato e l\u2019accreditamento di cui dispone. Chi lo possiede pu\u00f2 importarlo nel proprio profilo Europass, conservarlo in un portafoglio digitale e mostrarlo a un datore di lavoro o a un\u2019amministrazione in qualunque Paese dell\u2019Unione, dove l\u2019autenticit\u00e0 viene verificata in automatico. Senza traduzioni, senza telefonate e senza dover chiedere nulla a chi ha emesso il titolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo si affianca un riscontro che in Italia esiste gi\u00e0: ACCREDIA pubblica una banca dati delle persone certificate sugli schemi DigComp 2.2 e DigCompEdu, alimentata dagli organismi accreditati, nella quale chiunque pu\u00f2 controllare che un nome corrisponda a un titolo realmente rilasciato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Prassi fissa la validit\u00e0 del certificato a due anni, al termine dei quali l\u2019esame si ripete per intero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due scelte, infine, dicono parecchio dell\u2019impostazione. L\u2019esame \u00e8 aperto dai quattordici anni e non prevede requisiti di accesso, n\u00e9 titoli di studio n\u00e9 ruoli professionali. E per chi si trova in condizioni di fragilit\u00e0 \u2014 disabilit\u00e0, DSA, maternit\u00e0, gravi motivi di salute \u2014 la Prassi impone misure compensative esplicite: tempo esteso, strumenti di supporto, la presenza di un facilitatore.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abPrima di cominciare abbiamo cercato se esistesse gi\u00e0, da qualche parte, un documento che dicesse come si certifica una persona sul DigComp e sul DigCompEdu. Non l\u2019abbiamo trovato, e la Commissione europea ne aveva appena censiti ventisette, in tutta l\u2019Unione, senza che nessuno fosse mai passato da un ente di normazione. Allora lo abbiamo scritto noi, in Italia. La parte di cui vado pi\u00f9 orgoglioso, per\u00f2, \u00e8 un\u2019altra: lo abbiamo scritto insieme a chi rappresenta gli insegnanti, le imprese e lo Stato, e ci \u00e8 voluto pi\u00f9 di un anno proprio perch\u00e9 nessuno dovesse firmare qualcosa in cui non credeva. Una certificazione \u00e8 una promessa fatta a due persone insieme, a chi la ottiene e a chi dovr\u00e0 fidarsene. Da oggi quella promessa ha delle regole.\u00bb<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Simone Aldo Buonporto<\/strong>, Presidente di IDCERT e project leader del Tavolo UNI<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una Prassi di Riferimento ha davanti cinque anni per diventare norma a tutti gli effetti, e su questo il lavoro continua. Da oggi, per\u00f2, chi vende una certificazione digitale pu\u00f2 essere misurato con un metro che non ha scritto lui.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Chi ha scritto la Prassi<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Simone Aldo Buonporto (IDCERT), project leader; Francesco Di Costanzo (Fondazione Italia Digitale); Paolo De Santis (Ministero dell\u2019Istruzione e del Merito); Angelo Del Giudice ed Emanuele Riva (ACCREDIA); Flavia Bulletti (FLC CGIL); Roberto Calienno (CISL Scuola); Antonio Romeo (Unioncamere); Franco Fontana (ASSOTIC \u2013 Conforma \u2013 UN.I.O.N.); Stefano Kluzer (All Digital); Altheo Valentini (EGInA); Monica Trippodo (Gruppo IQC-Pomiager); Giovanni Renzi Brivio (UNI\/CT 040 \u201cServizi\u201d); Giancarlo Montico e Gerardo Perrone (IDCERT).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un ringraziamento a parte va a UNINFO, nella persona del presidente Mimmo Squillace, a Giacomo Riccio e Fabio Rossi di UNI Ente Italiano di Normazione che ci hanno accompagnati lungo tutto il percorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le informazioni contenute in questo testo sono tratte dal blog di IDCERT consultabile al seguente link: blog.idcert.io\/news\/pdr-193-valutazione-certificazioni-digitali\/ Da oggi l&#8217;Italia ha il primo documento al mondo che stabilisce come si certificano le competenze digitali dei cittadini e degli insegnanti. 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